TAVOLO SCUOLA

 

 

Report Tavola Scuola, a cura di Sophie Brunodet e di Patrizia Di Lorenzo

 

Sì è svolto in una bella aula ampia l’incontro condotto da Sophie Brunodet e Patrizia Di Lorenzo con trenta tra ragazze e ragazzi delle classi 4°E e 4°G dell’Istituto Professionale Statale ‘Albe Steiner’ di Torino. Tre ore nelle quali si sono alternati momenti di riflessione individuale, confronto in piccolo gruppo e discussioni condivise tra tutt* le/i presenti per ragionare sulle rappresentazioni del maschile e del femminile diffuse oggi dai nostri media.

Il laboratorio è stato particolarmente interessante dal momento che le/gli studentess* incontrati sono fotograf* e grafic* in formazione, dunque con l’occhio allenato a leggere le immagini, a mettersi in comunicazione con esse, a considerare i messaggi veicolati dalla scelta dei soggetti ritratti, delle pose dei corpi e dalle espressioni dei volti, dalla composizione dell’immagine e dall’uso dei colori. “Il rosa e il blu sono ricorrenti”, nota una ragazza, “e le immagini sono stereotipate, non siamo così nella realtà”. Un’altra osserva come spesso le donne vengano mostrate nude o comunque con corpi scolpiti e bene in vista, puntando sulla sensualità a tutti i costi.

 

Il tema della sensualità ritorna nelle osservazioni de* partecipanti, in particolare quando vengono proposte delle pubblicità in cui sono messi in scena un arresto e un abuso di gruppo da parte di uomini su una donna. “Non si vede violenza, non sono immagini dure da guardare. C’è sensualità, anzi, lei sembra disponibile, compiacente” afferma un ragazzo. “Gli uomini come li metti li metti son sempre volgari, prepotenti” afferma un compagno e una ragazza aggiunge “e le donne sembrano sempre poco intelligenti”. La forza, l’autorità, i muscoli, la prevaricazione sono i termini utilizzati dall’aula per descrivere la rappresentazione pubblica dell’uomo. E non ha convinto molto l’associazione fertilità maschile / buccia di banana scelta dalla campagna ministeriale del Fertility Day dell’anno scorso per parlare di fertilità maschile.

 

”E’ troppo strano invertire i ruoli, mettere i maschi nelle pose delle femmine. Trovando un’immagine così gireremmo subito pagina” nota un ragazzo dopo aver visto qualche immagine swappata (da ‘swap’, che in inglese significa ‘baratto', intendendo in questo contesto lo scambio di soggetto. Laddove la pubblicità originale rappresentava una donna in una certa posizione, la foto swappata è un’immagine riprodotta fedelmente, ma con un uomo al posto della modella). Un compagno commenta che lo straniamento è dovuto al fatto che nell’immagine in questione i prodotti reclamizzati sono per donne, ovvero borse, quindi risulta inopportuno un uomo, così come, aggiunge, se per reclamizzare una chiave inglese si usasse una modella, intendendo quindi la chiave inglese come un oggetto maschile. Non tutt* sono d'accordo con quest’affermazione. Una ragazza sottolinea che è solo perché siamo abituat* a vedere le donne in certe pose a farcele sembrare normali, non disturbanti, mentre non siamo abituat* a vedere gli uomini nelle stesse condizioni.

In contrasto con questo tipo di rappresentazioni, più student* sottolineano l’importanza della singolarità, della specificità individuale. Per esempio, un gruppo di ragazze e ragazzi ha rappresentato questo concetto con un simbolo composto da diversi elementi geometrici: sono tutte forme geometriche, ma una è un cerchio, una un triangolo, una un quadrato.

 

Una riflessione interessante emersa ad un certo punto della discussione è stata quella di notare come, al di là del soggetto rappresentato, dietro ci sia una persona che si è prestata a quel tipo di rappresentazione. Per lo più, l’osservazione è stata rivolta nei confronti delle modelle che accettano di farsi ritrarre svestite o in pose discutibili. Questo ha fatto emergere fastidio e rabbia da parte di alcune studentesse. A* partecipanti non è parsa però altrettanto discutibile la scelta dei modelli di prestarsi a rappresentare figure maschili forti, fisicate, dominanti, se non esplicitamente aggressive. Un ragazzo sottolinea come l’economia domini e condizioni fortemente le scelte individuali, anche nel campo pubblicitario “le avranno dato un sacco di soldi per farlo”. Una studentessa ribatte prontamente “non è una buona ragione per prestare il proprio corpo a quelle immagini”.

A questo punto, le conduttrici sottolineano quanto siano osservazioni importanti quelli che stanno emergendo e che sarebbe bene tenerle a mente quando, essendo ormai nell’era digitale e social, si producono e si pubblicano immagini di noi stess* e de* altr*.

 

Nel lavoro a coppie conclusivo del percorso, colpisce l’espressione di un duo formato da una ragazza e un ragazzo che alla domanda “qual è Il sasso nella scarpa rispetto alle rappresentazioni del femminile e del maschile esistenti e alla violenza sulle donne” risponde “nonostante le rappresentazioni stereotipate dei generi, i luoghi comuni, nessuno la contrasta o cerca di ribellarsi”. C’è invece chi sostiene che la collaborazione tra i generi, la complicità esistente anche tra maschi, possano contrastare la sottomissione della donna all’uomo, la sua vittimizzazione, il suo apparire fragile, indifferente. Più in generale, emerge da* ragazz* la consapevolezza che la conoscenza di sé passi attraverso il riconoscimento del valore della propria singolarità e diversità nei confronti e in rapporto all’altr*.

 

Ci sarebbe bisogno di un altro incontro per approfondire tutti gli spunti offerti dalla vivace partecipazione delle ragazze e dei ragazzi dell’Istituto Professionale Statale ‘Albe Steiner’, ma purtroppo il tempo a disposizione è esaurito. Le conduttrici ringraziano tutte e tutti per la loro disponibilità e salutano l’aula accompagnate dal suono della campanella.