ODI

"ODI" è iniziato nel 2015 in Valchiusella (TO) come percorso teatrale e video della durata di 4 mesi , affrontato insieme con un gruppo di circa 10 richiedenti asilo provenienti dalla Nigeria, al tempo ospitati in una casa nel centro del paesino di Alice Superiore, a pochi metri dalla sala prove di BILOURA.


E' stata un'esperienza che ha lasciato il segno, così, al termine del workshop-documentario etnoantropografico, BILOURA ha deciso di trasformare "ODI" in un laboratorio permanente, che si itera e agisce laddove vi sia una situazione interculturale fragile, adattandosi via via alle diverse condizioni.

ODI è un percorso laboratoriale rivolto a non professionali, un percorso di espressione creativa senza barriere linguistiche e con attenzione alle diverse sensibilità culturali, uno spazio-tempo privilegiato di aggregazione e integrazione, di comprensione e valorizzazione del singolo all’interno del gruppo interculturale, che utilizza le arti performative come strumenti per l’espressione e il benessere della persona.

 

Gli orizzonti fondamentali di ODI, all’interno dei quali il Collettivo si è mosso sia nella prima edizione valchiusellese sia nella seconda edizione parigina, e all’interno dei quali intende continuare a muoversi sono:

  • il teatro come mezzo e non come fine
  • il teatro oltre la parola
  • il teatro come spazio di dialogo tra individualità e collettività

 


ODI 2018 - Parigi

A febbraio 2015 ODI è stata invitato a Parigi dall'attrice Elisa Giovannetti, curatrice di un mese di programmazione del "The Dome", il teatro temporaneo "della speranza" costruito dalla compagnia inglese The Good Chance all'interno del campo di prima accoglienza La Bulle.

Il progetto The Dome, dopo l'esperienza di Calais nel 2015, ricrea teatri tenporanei in diversi campi profughi europei, invitando artisti come BILOURA a condurre un percorso laboratoriale in situazioni di grande fragilità.


ODI 2015 - Valchiusella

 

I partecipanti della prima sessione di "ODI" hanno elaborato le tragedie attraverso le quali sono passati mentre transitavano in Libia e sul Mar Mediterraneo al fine di trovare una vita migliore e più sicura in Europa. Essi non solo hanno trovato nella creatività gli strumenti per elaborare i loro vissuti, ma si sono anche presentati davanti al pubblico italiano come persone di talento, esprimendo soprattutto i loro desideri per il futuro.
Così facendo, essi hanno concretamente contribuito a scalfire il muro che separa italiani e migranti.

 

 

 

Il percorso artistico del gruppo è stato documentato dalla filosofa, regista e antropologa Sara Casiccia, la quale ha scelto "ODI" (prima sessione) come oggetto di tesi di Laurea Magistrale presso la facoltà di Antropologia dell'Università degli Studi di Torino. Il documentario è di per sé strumento prezioso e utilissimo alla sensibilizzazione di ampio pubblico internazionale, esso permette la diffusione di questo dialogo tra le culture avvenuto in campo artistico, diffusione quantomai importante nell'Europa di oggi, dove la questione della trasformazione dell'identità culturale occidentale è vissuta con ansia.