AMARSIAMORSI

PRIMA NAZIONALE IL 15 APRILE 2018

POVERARTE FESTIVAL - BOLOGNA

 

 

“Il vento è disegnato dai petali del susino che cadono leggeri."

Pia Pera

 

Due donne con l’essenziale nella valigia.
Partite da luoghi diversi e per diverse ragioni, finiscono nello stesso tragitto, verso la medesima meta, tanto ignota quanto
agognata. Una è legata al passato che lascia dietro di sé, l’altra proiettata tenacemente verso il futuro in cui spera tutto.
L’incontro fra loro cambia le regole del gioco, aprendo la via che le condurrà a un dolce-amaro punto di non ritorno.


L’amore e la morte si affrontano e si mescolano in questo spettacolo, sotto forme diverse:
la passione, la violenza, la libertà, la sconfitta, la gioia, la paura.
Così come si bilanciano tra loro nel giardino che traccia il sentiero di questo viaggio attraverso le stagioni dell’anima.

 

 

CREAZIONE E INTERPRETAZIONE

Silvia Ribero

Angie Rottensteiner

 

MUSICHE

BILOURA Intercultural Arts Collective

 

AIUTO REGIA

Vita Malahova

 

MAKE UP

Alessandro Beata

 

FOTO

Sophie Brunodet

 

VIDEO

Simone Chiappinelli

Marina Zaia

 

MONTAGGIO VIDEO

Giulia Tasca

 

SI RINGRAZIANO

PoverArte Festival, Teatro Ridotto, Lina della Rocca, Vita Malahova, Federica Amatuccio, Giulia Savorani, Sophie Brunodet, Marta Trivellato, Alessandro Beata, Costanza Conta Canova, Comune di Alice Superiore, Comune di Rivarolo Canavese, Le Erbe di Brillor

 

 

 

DIETRO LE QUINTE

 

AMARSIAMORSI trae ispirazione da due principali elementi. Il primo sono le migrazioni dall’Africa sub-sahariana in Italia, che abbiamo conosciuto attraverso il nostro progetto ODI, il quale ha avuto come protagonisti alcuni richiedenti asilo. Durante questa esperienza abbiamo raccolto (anche) delle storie, e una in particolare: quella di chi lascia il proprio Paese perché lì non è consentito amare liberamente qualcun* del proprio stesso sesso. Il secondo elemento è il libro “Al Giardino Ancora non l’ho Detto” di Pia Pera. L’autrice lo scrisse mentre moriva, relazionandosi continuamente col proprio (famoso) giardino, creando una metafora di
grande saggezza, che ha voluto trasmettere: il giardino come luogo-simbolo dell’equilibrio tra vita e morte, della necessità di questo ciclo, della presenza utile ma non indispensabile dell’uomo, della pace e della bellezza che vengono dall’accettazione di questo equilibrio.


BILOURA fa un teatro che integra diversi linguaggi espressivi e che va oltre la parola e la drammaturgia classica. Lo spettacolo, dunque, ha uno stile ove l’azione fisica e la musicalità sono i principali portatori di contenuto narrativo, mai mere decorazioni di un testo. I paesaggi sonori, le coreografie e le immagini evocate sono centrali nella drammaturgia di AMARSIAMORSI, necessarie quanto lo sono le parole.