AMARSIAMORSI

 

“Il vento è disegnato dai petali del susino che cadono leggeri”

PIA PERA

 

Due giovani donne con l’essenziale nella valigia. Partite da luoghi diversi e per diverse motivazioni, finiscono nello stesso tragitto, verso la medesima meta, tanto ignota quanto agognata. Una è legata al passato che lascia dietro di sé, l’altra proiettata tenacemente verso il futuro in cui spera tutto. L’incontro fra loro cambia le regole del gioco, aprendo la via che le condurrà a un dolce-amaro punto di non ritorno.

 

L’amore e la morte si affrontano continuamente in questo spettacolo, sotto forme diverse: la passione, la repressione violenta, la libertà, la sconfitta, la gioia, la paura. Così come si alternano nel giardino curato da Pina, anziana saggia e folle a un tempo: giardino dove le forze di creazione e distruzione tracciano il percorso di questo viaggio attraverso le stagioni dell’anima.

 

 

CREAZIONE E INTERPRETAZIONE

Silvia Ribero

Angie Rottensteiner

 

MUSICA

BILOURA Intercultural Arts Collective

 

MAKE UP

Alessandro Beata

 

FOTO

Sophie Brunodet

 

VIDEO

Simone Chiappinelli

Marina Zaia

 

VIDEO CUT

Giulia Tasca

 

CON IL SUPPORTO DI

Giulia Savorani, Sophie Brunodet, Marta Trivellato, Alessandro Beata, Costanza Conta Canova, Comune di Alice Superiore, Comune di Rivarolo Canavese, Nuova Fiera del Canavese, Azienda Agricola Le Erbe di Brillor

 

 

 

DIETRO LE QUINTE

 

AMARSIAMORSI [composizione dal latino delle parole “amor” (amore) e “mors” (morte), le quali differiscono tra loro di una sola lettera] trae ispirazione da alcuni eventi che ci hanno toccate in questi anni di lavoro nel Collettivo.

 

Il primo elemento sono le migrazioni dall’Africa sub-sahariana in Italia, che abbiamo conosciuto attraverso il nostro progetto ODI, il quale ha avuto come protagonisti alcuni richiedenti asilo nigeriani, ODI ha creato uno spettacolo e un videodocumentario etnoantropografico, tesi di laurea magistrale in Antropologia Culturale della Dott.essa Sara Casiccia. Durante questa esperienza abbiamo raccolto (anche) delle storie, una ci ha colpito in particolar modo: quella di chi scappa perché il proprio amore l* mette in pericolo di morte. È il caso di quasi tutt* l* omosessuali africani, scappino o meno.

 

Il secondo elemento è un libro: “Al Giardino Ancora non l’ho Detto” di Pia Pera. L’autrice, che lo scrisse mentre moriva, relazionandosi continuamente col giardino crea un’immagine metaforica di grande bellezza: quella del giardino come luogo-simbolo dell’equilibrio tra vita e morte, della necessità di questo ciclo, della presenza utile ma non indispensabile dell’uomo, della pace e della bellezza che vengono dall’accettazione di questo equilibrio. Il libro fa anche molto di più: restituisce all’essere umano la possibilità di uscire da alcune illusioni della vita moderna occidentale, descrivendo con parole sublimi e semplici ciò che è essenziale alla felicità qui e ora, su questo bel giardino che è la Terra e che è a disposizione di tutt*.

 

I linguaggi dello spettacolo mantengono l’identità di BILOURA, da sempre interessata allo sviluppo di un teatro che integri i diversi linguaggi espressivi e comunicativi dell’essere umano. L’azione fisica e la musicalità, pertanto, si confermano portatori di contenuto narrativo, e mai mere decorazioni: i paesaggi sonori e le coreografie sono azioni sceniche così come lo sono le parole.

 

Le tre personaggi di AMARSIAMORSI hanno ciascuna una personalità connotata secondo le tre forze che nell’Induismo governano la vita: creazione, distruzione e preservazione. In questo modo la drammaturgia (che è circolare) si sviluppa sia sul livello archetipico che su quello di narrazione quotidiana, attivando perciò una comunicazione su diversi livelli cognitivi.